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Turismo balneare, se i bambini diventano un disturbo. La lettera: "Restrizioni sgradevoli di uno chalet"


SAN BENEDETTO DEL TRONTO "Il turismo non comincia dai turisti ma dai suoi cittadini". E' questo il titolo di una lettera inviata ad Adriatico 24 Ore da una lettrice: una mamma di San Benedetto del Tronto.

L'incipit: "In queste settimane di campagna elettorale sentiamo parlare continuamente di turismo, promozione del territorio, rilancio del lungomare e attrattività della città. Temi importanti, certo. Ma c’è una domanda che, da cittadino e genitore ,mi pongo con sempre maggiore forza: siamo sicuri di aver capito da dove nasce davvero il turismo?".

Il fatto: "La mia riflessione nasce da una vicenda personale. Per oltre quattro anni la mia famiglia ha frequentato con continuità lo stesso chalet: ogni fine settimana pranzi, giornate al mare, gelati per i bambini, amici invitati, relazioni costruite nel tempo. Una presenza costante che, come tante altre famiglie sambenedettesi, rappresenta un investimento reale e continuo nell’economia locale.


Quest’anno, però, una serie di comunicazioni ci ha fatto comprendere che il nuovo modello di gestione non era più pensato per famiglie come la nostra: limitazioni sempre più numerose, spazi ridotti, aree non più fruibili, regole più rigide, minore libertà nell’utilizzo dei servizi e un prezzo notevolmente lievitato rispetto agli anni passati.


Alla fine siamo stati costretti a orientarci altrove, non tanto per il costo in sé, ma per la somma delle restrizioni introdotte e per una sensazione particolarmente sgradevole: quella che tali comunicazioni siano state rivolte solo ad alcune famiglie, in particolare a quelle con più bambini".


La riflessione: "E qui nasce una riflessione ancora più amara. Parliamo di bambini assolutamente normalissimi, che d’estate vivono il mare con la naturale spensieratezza della loro età, tra un gelato, una corsa sulla sabbia e un tuffo in acqua. Scene che dovrebbero rappresentare la parte più bella della nostra tradizione balneare.


Eppure oggi sembra quasi che questa spontaneità faccia paura, come se la serenità delle famiglie dovesse lasciare spazio a modelli sempre più rigidi e selettivi. Ed è triste pensare che ciò che un tempo era il simbolo più autentico dell’estate sambenedettese oggi sembri non essere più così facilmente accolto.


Eppure il punto non è la singola struttura, che è libera di compiere le proprie scelte imprenditoriali. Il punto è ciò che questa esperienza racconta della nostra città.


San Benedetto non può continuare a pensare al turismo soltanto come qualcosa che arriva da fuori. Il primo turismo da difendere, valorizzare e rispettare è quello interno: le famiglie del posto, i residenti, chi vive il mare ogni settimana, chi porta amici, chi consiglia un chalet, chi crea passaparola, chi sostiene ristoranti e attività anche fuori dai picchi stagionali.


È giusto accogliere bene chi viene in vacanza, ma sappiamo tutti che nei periodi di punta spesso aumentano anche tensioni e pretese: discussioni per i parcheggi, file nei supermercati, attese nei ristoranti, richieste sempre più pressanti perché “si è pagato e quindi si pretende”.


Proprio per questo sorprende che, mentre si fa di tutto per soddisfare chi resta pochi giorni, talvolta si perda di vista chi la città la vive con continuità, rispetto e senso di appartenenza durante tutto l’anno.


Sono i cittadini i primi ambasciatori della città. Sono loro che rendono vivo il territorio, che lo fanno scegliere, che ne costruiscono la reputazione molto più di qualsiasi slogan elettorale".


L'interrogativo rivolto ai candidati sindaco: "Per questo rivolgo una domanda ai candidati sindaco: nelle vostre idee di rilancio turistico, c’è spazio per chi San Benedetto la sostiene tutto l’anno? Oppure continueremo a considerare i residenti come una presenza scontata, utile solo finché non intralcia nuovi modelli di business?


Il futuro turistico di una città non si misura solo dai numeri delle presenze estive, ma dalla capacità di far sentire parte di quel progetto chi la città la ama, la vive e la sostiene ogni giorno".

La conclusione della lettera: "San Benedetto deve decidere se vuole essere solo una meta o restare una comunità".

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