Passa ai contenuti principali

Sessanta fiori per un unico abbraccio: il commovente addio a don Pio Costanzo nella chiesa Cristo Re


di Franco Cameli
SAN BENEDETTO DEL TRONTO Una chiesa strapiena di fedeli ha salutato per l'ultima volta l'amato parroco, don Pio Costanzo. Al centro della navato la bara del sacerdote sormontata da sessanta fiori di specie diversa: sessanta come gli anni  trascorsi a Cristo Re prima da viceparroco di don Marino Ciarrocchi, poi da parroco. E dal 2018 in pensione, ma presente per le celebrazioni eucaristiche.

"Sono fiori di specie diverse - ha spiegato il parroco don Gian Luca Rosati -  perché rappresentano il popolo di Dio fatto di persone diverse e sono di colori diversi perché lui amava i colori, come si può vedere dalle opere d'arte presenti in chiesa.
Non vi sono corone o addobbi floreali, oltre ai fiori di Pasqua e ai sessanta sulla bara, perché don Pio non voleva assolutamente che ai funerali i soldi  fossero spesi per queste cose, ma per i poveri e la carità".

Sulla facciata delle suore del Divino Amore, in piazza del Redentore, è stato esposto uno striscione con la scritta: "Grazie don Pio di tutto, il tuo esempio resterà nei nostri cuori".

Circa 30 sacerdoti della Diocesi hanno partecipato al rito funebre che è stato presieduto dal vescovo Gianpiero  Palmieri. È stato concelebrato da numerosi preti, tra i quali don Patrizio Spina, vicario generale della Diocesi Truentina, don Gian Luca Rosati, parroco della comunità di Cristo Re che ha accompagnato don Pio nell’ultimo tratto della sua vita, don Gianni Croci, delegato diocesano per la Pastorale e direttore di Caritas diocesana.

Il ricordo di don Costanzo nell'omelia del vescovo: "Don Pio ha raccontato il mistero di Dio attraverso l’annuncio della Parola,  in modo particolare in questa comunità. Una Parola che non è soltanto da pronunciare, ma anche da celebrare, attraverso riti e segni che ci avvolgono e che ci coinvolgono. Quando don Pio è venuto qui, sessant’anni fa, il quartiere era tanto diverso da ora. Posso immaginarlo ed intuirlo da qualche fotografia che mi è capitato di vedere. E qui don Pio, sacerdote, ha cercato di vivere questo mistero con segni tangibili. Bisognava incarnare questo mistero in tanti segni visibili. Bisognava incarnarlo nell’arte, nella musica, nel teatro, nella letteratura, nella poesia”.

Al termine della Celebrazione Eucaristica, alcuni parenti ed amici hanno voluto tracciare un ricordo di don Pio e dare a lui un ultimo saluto.

Francesco Massari, responsabile del Gruppo Caritativo Interparrocchiale di Porto d’Ascoli, che ha sede proprio nella parrocchia di Cristo Re, ha ricordato come tutto sia nato dalla ferma volontà di don Pio di andare incontro ai poveri, ai malati, agli ultimi: tutto ciò su cui oggi la parrocchia può contare è frutto della sua generosità e della sua capacità di visione del futuro.

Domenico Travaglini, già responsabile e ora tesoriere dello stesso Gruppo, ha ricordato i momenti più importanti della vita pastorale e caritativa di don Pio, in particolare a favore della comunità.

Il dott. Claudio Cacaci, uno dei nipoti di don Pio, ha voluto ricordare la grande generosità dello zio, il quale, per aiutare i poveri, ha venduto persino il suo primo calice rivestito d’oro, un gesto che testimonia quanto il Sacramento della carità abbia segnato la vita del presbitero.

Ultimo ad intervenire è stato don Gian Luca Rosati, il quale, dopo aver ricordato i tratti più ironici di don Pio, ha concluso: “In un libro che ha scritto don Pio, c’è una frase, pronunciata da un monaco, che mi ha colpito parecchio e che mi ha aiutato nella mia vita di presbitero: "Se sei un puro di cuore, chi ti salverà dal paradiso?".

Commenti